Indice DESI e DMI

La digitalizzazione in Italia

Da alcuni anni il Digital Economy and Society Index (in breve DESI) è usato per valutare e confrontare il livello di digitalizzazione dell’Unione Europea e conoscere il gap. Il Digital Economy and Society Index (DESI) è un indice introdotto dalla Commissione Europea nel 2014 per misurare i progressi dei Paesi europei in termini di digitalizzazione dell’economia e della società, al fine di convergere verso un unico mercato digitale.

Gli indicatori utilizzati per rappresentare il DESI sono:

  1. Capitale umano: misura le competenze necessarie a trarre vantaggio dalle possibilità offerte dalla società digitale;
  2. Connettività: misura lo sviluppo della banda larga, la sua qualità e l’accesso fatto dai vari stakeholder;
  3. Integrazione delle tecnologie digitali: misura la digitalizzazione delle imprese e l’impiego dei canali online per le vendite;
  4. Servizi pubblici digitali: misura la digitalizzazione della PA, con un focus sull’eGovernment.

Ognuna di queste quattro dimensioni contiene diversi indicatori raccolti e pesati a seconda della loro rilevanza. Nel rapporto DESI 2021 sono stati 33 gli indicatori utilizzati. Per aggregare indicatori espressi in unità di misura differenti, viene fatta una normalizzazione tra 0 e 100. Ed è in questo modo che è possibile avere una misura media per ogni dimensione e una misura complessiva, che riferisce sinteticamente lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale.

Secondo il rapporto l’Italia è 20a per livello di digitalizzazione complessiva, una posizione in meno rispetto all’anno precedente che posiziona l’Italia nella parte bassa dal ranking, lontana dai paesi come Spagna, Francia e Germania. Il rapporto sull’Italia è molto duro su due aspetti: Capitale umano e della Connettività.

Il capitale umano rappresenta il vero tallone d’Achille italiano dalla nascita del DESI. In particolare:

  • Siamo terzultimi in Europa per popolazione con competenze digitali almeno di base (42%), contro una media UE del 56%, e quartultimi invece per competenze digitali avanzate (22%), contro una media UE del 31%;
  • la quota di imprese che ha offerto formazione in ambito ICT ai propri dipendenti si ferma al 16%, contro una media europea del 20%;
  • siamo ultimi nel continente per quota di laureati in ambito ICT sul totale della popolazione con una laurea (1,3% rispetto a un valore UE del 3,9%).

Per quanto riguarda la Connettività, l’Italia presenta delle criticità. L’Italia è al 25° posto per la banda larga fissa ed all’ultimo posto per l’utilizzo della banda larga mobile. Il gap è dovuto alle disuguaglianze interne alla popolazione nella qualità della connessione adottata.

Le imprese italiane hanno mostrato una migliore performance nell’ultimo DESI guadagnando ben 9 posizioni nel ranking, attestandosi al decimo posto in Europa. I buoni risultati dipendono da tre indicatori

  • la fatturazione elettronica, l’Italia è prima nel continente;
  • utilizzo servizi in Cloud di medio-alta sofisticazione (38% contro una media UE del 26%);
  • le piccole-medie imprese hanno un ottimo livello di intensità digitale almeno di base (le PMI italiane sono però in ritardo nell’adozione dell’eCommerce).

Stazionari sono i servizi pubblici digitali (18° posto complessivo) dove si registrano due trend in contrapposizione: disponibilità dei servizi pubblici verso i cittadini e le imprese, è comparabile alle medie europee. Mentre, l’Italia è terzultima per quota degli utenti internet che interagiscono online con la PA.

L’indice DESI, presenta alcuni limiti che, se non conosciuti, possono generare valutazioni distorte e portare a decisioni errate. L’indice non misura l’attuazione dell’Agenda Digitale, in quanto utilizza dati non aggiornati e non computa altri fenomeni, come quello della sicurezza informatica. Inoltre, non dà indicazioni utili a chi – come l’Italia – ha bisogno di individuare le aree in cui investire per migliorare la digitalizzazione.

L’Osservatorio Agenda Digitale ha sviluppato il Digital Maturity Indexes (DMI), un sistema di ben 117 indicatori (compresi i 33 che formano il DESI) raggruppati nelle 4 dimensioni di attuazione dell’Agenda Digitale:

  • Infrastrutture – diffusione e utilizzo di banda larga, sia fissa che mobile, tra cittadini, imprese e PA;
  • Pubblica Amministrazione – diffusione e utilizzo di servizi di eGovernment;
  • Cittadini – diffusione e utilizzo di strumenti digitali/internet e competenze digitali;
  • Imprese – diffusione e utilizzo di tecnologie digitali nei processi di produzione e vendita di prodotti e servizi.

Oltre al gran numero di indicatori, l’elemento caratterizzante dei DMI sta nel fatto che ciascuna dimensione viene poi scomposta in base ai Fattori Abilitanti (utili a misurare gli sforzi e gli investimenti fatti per rendere più digitale l’area) e i Risultati Ottenuti (per monitorare l’esito di tali iniziative di digitalizzazione).

Cosa dice il DMI sullo stato di digitalizzazione dell’Italia? Su 27 Paesi Europei, l’Italia è:

  • 17esima per sforzi fatti nell’attuazione della propria Agenda Digitale;
  • 23esima per risultati raggiunti con le iniziative di digitalizzazione adottate negli ultimi anni e promosse in primis dal Ministro per la Transizione Digitale, dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale, e da AgID.

Anche valutando il livello di digitalizzazione attraverso i 117 indicatori dei DMI, l’Italia non tiene il passo con i vicini Paesi del vecchio continente. Gli indici confermano i messaggi del DESI, almeno in termini di classifica. Con questo strumento c’è la possibilità di saper interpretare meglio i fenomeni alla base dei ritardi.

Grazie ai DMI possiamo fare valutazioni più complete e precise, offrendo ai policy maker una migliore comprensione delle dinamiche di sviluppo e orientamento degli interventi di digitalizzazione.

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